Panarea, una gemma ben custodita

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Panarea, conosciuta per la sua vita mondana, la più piccola delle Eolie è la più amata dal turismo esclusivo. Eppure riserva anche un lato più selvaggio, fatto di sentieri, villaggi preistorici e fumarole che sarebbe un vero peccato non scoprire

Panarea è nota anche a chi non conosce le Eolie. La sua fama legata ai vip e alla vita mondana supera infatti le altre sue caratteristiche, al punto da oscurarle nell’immaginario collettivo. Un vero peccato, perché l’isola più piccola dell’arcipelago è molto più di un aperitivo al tramonto o di una serata danzante in terrazza. Non che tutto questo non sia bello, sia chiaro, ma la realtà supera di gran lunga il mito.

Fermarsi dunque solo a San Pietro, il suo salotto buono, significa sì fare il pieno di bella umanità, ma anche perdersi la parte più avventurosa e complessa di questo luogo di incanto. Contrariamente, se ne potrà esplorare una natura che sorprende sopra e sotto il livello del mare, apprezzando la dorata solitudine di sentieri assolati dagli scorci spettacolari quanto quella di spiagge di sassi o sabbia dalle prospettive uniche. Per non parlare, poi, delle testimonianze di civiltà millenarie, con i resti di un villaggio millenario ancora perfettamente riconoscibili. Ce n’è per tutti, insomma. Senza nulla togliere, a fine giornata, al piacere di una serata un po’ mondana.

San Pietro, il porto e le case bianche

Chiunque arrivi a Panarea deve passare da San Pietro. Oltre a essere il cuore dell’isola, questa è anche la zona del porto, punto di sbarco di traghetti e aliscafi nonché luogo ideale dove ormeggiare, con i campi boe posti proprio di fronte al paese. Percorrere la sua via principale significa fare una prima, irrinunciabile, immersione nello spirito vivace dell’isola. È qui che si trovano i principali locali e ristoranti, così come i negozi di alimentari e oggettistica o le boutique.

Le stradine che si arrampicano verso l’interno sono rigorosamente riservate ai pedoni e ai piccoli taxi elettrici che fanno la spola dal porto alle case vacanze, i resort e gli hotel. Camminare lungo i vicoli stretti tra le case bianche e azzurre punteggiate dalle bouganville sarà l’occasione per apprezzare lo stile unico di questo luogo, ma anche per constatare l’importanza che il turismo ha avuto nel dargli forma e colore.

La salita a Punta del Corvo

Se il vostro obiettivo è fare il pieno di natura, dopo il doveroso giro al paese e all’immancabile granita con “brioscia” dirigetevi senza indugio verso Ditella, la frazione a nord di San Pietro da cui si stacca il sentiero per Punta del Corvo, il punto più alto dell’isola. L’obiettivo è raggiungere quota 421 metri, da guadagnarsi – dotati di cappellino e di un paio di litri di acqua – in circa un’ora e mezza di cammino tra ginestre, euforbie e muretti a secco, con il mare sotto che diventa via via sempre più lontano e al tempo stesso protagonista del panorama.

Non si tratta di un trekking impegnativo, ma neppure di una passeggiatina da prendere a cuor leggero e a piedi scalzi, quindi preparatevi a un minimo di impegno e riservategli, in alta stagione, le prime ore del giorno o quelle che precedono il tramonto. In premio, giunti in cima, avrete una vista spettacolare su Basiluzzo, Lisca Bianca e Dattilo – tre degli isolotti disabitati che sorgono dal Tirreno a poca distanza da Panarea – mentre all’orizzonte si staglia il cono perfetto dello Stromboli.

Cala Junco e il villaggio di tremila anni

Ridiscesi a valle – e adeguatamente rifocillati in uno dei tanti ottimi ristoranti del paese – se avete ancora voglia di camminare potete concedervi un’altra incursione nelle bellezze, naturali e non solo, dell’isola. Parliamo del sentiero che da San Pietro conduce a Punta Milazzese, una quarantina di minuti di cammino con qualche saliscendi, ma alla portata di

tutti. Prima di scendere al mare, il promontorio vi regala un incontro che vale da solo la camminata: i resti di un villaggio dell’età del bronzo, ventitré capanne ovali che raccontano una storia di tremila anni, con alle spalle uno dei panorami più belli delle Eolie.

Da qui, un ultimo tratto di sentiero scende a Cala Junco, la baia più fotografata dell’isola una piscina naturale di acqua turchese, chiusa tra alte pareti di roccia che la riparano dal vento. Lo stesso approdo, forse, che usavano gli abitanti dell’antico villaggio per le loro barche. Giunti qui non servono raccomandazioni né consigli, il mare è talmente bello che va solo vissuto.

Cala degli Zimmari, l’unica spiaggia di sabbia

Se preistoria, acque cristalline e scorci da cartolina non vi sono bastati e sentite ora la mancanza della sabbia su cui stendere il telo da bagno, Cala degli Zimmari è quello che fa per voi. Unica spiaggia sabbiosa dell’intera isola – per il resto dominata da rocce o al più da ciottoli – la cosiddetta Spiaggia Rossa può essere raggiunta seguendo lo stesso sentiero già battuto che conduce da San Pietro a Ditella. A incantare, qui, è il contrasto tra il colore rossastro dell’arenile e quello cobalto del mare, ideale per nuotare quanto per fare snorkelling, con un fondale digradante che la rende molto gradita anche alle famiglie con figli piccoli.

Il giro degli isolotti

Restando in mare, ma questa volta a bordo di una barca, la prospettiva si allarga ulteriormente. Così come si allunga la lista di cose da vedere in questa isola sorprendente. A farle da corona troviamo infatti un microarcipelago di isolotti che sarebbe un vero peccato trascurare. Già apprezzati dall’alto durante l’ascesa a Punta del Corvo, Basiluzzo, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera e Spinazzola punteggiano il mare a poca distanza dalla costa, spiccando ciascuno per la propria identità specifica. Spinazzola, per esempio, è uno scoglio inaccessibile che ospita una colonia di palme nane unica in tutta Europa, mentre nei fondali intorno a Bottaro giace ancora il relitto di un mercantile inglese affondato nell’Ottocento.

Le fumarole sottomarine

Sempre restando tra questi speroni di roccia avrete anche l’occasione di sperimentare un altro dei fenomeni più curiosi delle Eolie. Tra Lisca Bianca e Bottaro è infatti possibile incappare nelle famose fumarole sottomarine, bolle di gas che risalgono dal fondale e rompono la superficie dell’acqua a pochi metri di profondità. Fare snorkeling proprio sopra questi getti – sentendo il calore che sale dalle rocce mentre ci si muove in un’acqua altrimenti fredda – è un’esperienza davvero emozionante.

Presente da sempre, come denuncia il nome stesso di Lisca Bianca – riferito al candore dei depositi di gesso e zolfo accumulati nei secoli dalle emissioni sottomarine – l’attività delle fumarole è tornata protagonista nell’autunno del 2002. All’epoca, un forte terremoto al largo di Filicudi – pochi giorni prima che lo Stromboli entrasse in una nuova fase eruttiva – ha riattivato in zona un intero campo di fumarole, con gas che sgorgano dal fondale a circa 40 gradi. A differenza delle fumarole di Vulcano, qui l’origine non sarebbe magmatica e gli scienziati stanno ancora studiando da dove arrivi tale calore.

Un altro punto dove ritrovare la stessa attività idrotermale, questa volta raggiungibile anche a piedi, è la Spiaggia della Calcara, nella parte nord-orientale dell’isola. In questa parte di mare i vapori sulfurei riscaldano l’acqua fino a temperature quasi da sauna, mentre il fondale regala uno dei colori più fotografati di Panarea.

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