Vulcano, la terra calda

isola di vulcano

Guida all’isola dal nome di fuoco, tra scalate al cratere, fanghi sulfurei e tramonti da vivere in barca

L’ultima sua eruzione risale al 1890. Eppure il vulcano che dà il nome alla più vicina alla Sicilia delle Isole Eolie non ha mai perso la sua forza. È a lui che dobbiamo l’odore pungente che si distingue arrivando dal mare: sono le emissioni sottomarine di gas sulfureo a produrlo, mentre le fumarole – i getti di vapore che sbuffano dalla cresta del cratere e nella zona del porto – sono la testimonianza più visibile, e più antica, di un padrone di casa che non ha mai smesso di dire la sua.

È una terra che scotta quella di Vulcano, tanto che i Greci la chiamavano proprio Therasia – letteralmente, appunto, “terra calda” – prima di indicarla come Hiera, “sacra”, convinti che nel suo cratere si nascondesse la fucina del dio Efesto (Vulcano per i Romani).

Una vecchia signora difficile da avvicinare

La barca a vela è il modo più suggestivo per accostarsi a questa vecchia signora di pietra situata a 12 miglia a Nord della Sicilia, separata da Lipari da un braccio di mare largo appena 750 metri detto Bocche di Vulcano e senza particolari rischi per i naviganti.

Più difficoltoso è invece approdarci. Come tutte le isole dell’arcipelago ha coste frastagliate a causa della sua – in questo caso davvero evidente – origine vulcanica.

I fondali vanno subito giù a picco e non ci sono insenature abbastanza profonde da consentire di fare un ancoraggio a cuor leggero. Di sicuro, non quando il tempo è meno che bello e i venti sono più che moderati. Se butta male, molto meglio spostarsi 15 miglia dalla costa meridionale e fermarsi al porto di Milazzo. Se però il tempo è bello, il Porto di Ponente e il Porto di Levante sono le due rade più sicure per i naviganti.

In buona compagnia

Detto ciò, va messo in conto che la relativa facilità di approccio del Porto di Ponente – ansa posta immediatamente a Sud Ovest del Promontorio di Vulcanello – favorisce l’arrivo e la sosta di numerose barche. Non saremo da soli, insomma, a esplorare questa isola un po’ burbera ma pur sempre accogliente, ma si tratterà comunque di una buona compagnia, composta perlopiù da quanti arrivano fin qua nel pomeriggio per trascorrere la notte sull’isola.

La spiaggia di Sabbie Nere

Soli o bene accompagnati, sbarcati su Vulcano saremo attratti senza possibilità di scampo dal suo luogo probabilmente più famoso: la spiaggia di Sabbie Nere. Nel luogo simbolo di Vulcano, l’acqua del mare sembra ancora più chiara e cristallina a confronto con il fondo scuro delle pietre laviche, mentre i raggi del sole ne penetrano la trasparenza creando giochi di luce ipnotici.

Sempre da queste parti troveremo la pozza fangosa ribollente di acque sulfuree, mentre la strada che corre alle sue spalle conduce direttamente all’altra insenatura praticabile dalle barche: il Porto di Levante. Qui i diportisti troveranno una banchina dove ormeggiare – a patto di averne richiesta e ricevuta autorizzazione – dando ancora sul fondale sabbioso. In alternativa, a ricevere chi giunge in barca ci pensano i pontili galleggianti attrezzati o il campo boe poco distante.

La scalata al Gran Cratere

Sia che si giunga a Vulcano da Ponente, sia che lo si faccia da Levante, la gita che va fatta senza tentennamenti è la scalata al Gran Cratere, detto anche Fossa del Vulcano. Sia chiaro: non si tratta di una passeggiata da affrontare a cuor leggero, ma è comunque una scalata che tutti possono sostenere.

La camminata inizia dal paese, da cui parte il sentiero che si inerpica per circa 400 metri di dislivello su un terreno sabbioso e vulcanico, punteggiato dal giallo delle ginestre che spuntano qua e là tra le pietre laviche. Per arrivare a quota 386 metri bastano poco più di un’ora di cammino, un passo regolare e un po’ di fiato. Un impegno decisamente minimo, soprattutto se confrontato con il panorama che ci attende in vetta: uno dei più spettacolari dell’intero arcipelago, dove in una sola volata d’orizzonte si vedono Lipari, Salina, Panarea, Stromboli e, nelle giornate più limpide, persino l’Etna che fuma in lontananza. Riportando lo sguardo ai nostri piedi, poi, troviamo l’altra ragione per salire quassù: il bordo del cratere, largo oltre 500 metri, dove le fumarole continuano a incidere le rocce di incrostazioni gialle di zolfo e a ricordare che il vulcano non è affatto un capitolo chiuso della storia dell’isola.

A questo proposito va ricordato che per salire fin qui bisogna in un certo senso chiedere il permesso al padrone di casa. L’accesso al sentiero è infatti regolato da un semaforo automatico che ne apre o chiude il transito in base alle condizioni di emissione dei gas. Inoltre, nei mesi più caldi la salita è vietata nelle ore centrali della giornata. Per questo motivo il consiglio è di organizzarsi per l’alba o per il tardo pomeriggio, quando anche la luce regala i suoi giochi migliori sul paesaggio lunare del cratere.

Dopo il cratere, i fanghi

La discesa a valle dopo la scalata riserva altre emozioni legate alla natura unica di questa terra. Come premio all’impegno atletico, proprio accanto al Porto di Levante ci aspetta infatti la già citata – e notissima – pozza di fanghi termali. Rituale quasi obbligato per chi arriva a Vulcano, l’immersione nella pozza di acqua calda, densa e sulfurea suscita emozioni contrastanti. Il consiglio è di prenderla con prudenza – non a caso la pozza è stata a lungo sotto sequestro e quindi chiusa – ma anche con allegria e curiosità. Guardate a quanto accade tutto intorno a voi come a uno spettacolo e, soprattutto, ricordatevi di lasciare a bordo orologi, anelli e gioielli in genere perché lo zolfo li annerisce in pochi minuti. Detto questo, è un’esperienza da provare, divertendosi a spalmarsi di fango grigio – evitando accuratamente occhi e viso – per poi tuffarsi nell’acqua cristallina del mare. Usciti dalla pozza, infatti, il passo successivo è quello tuffarsi nelle “acque calde” che si trovano proprio a due passi e dove il mare stesso sprigiona vapore e calore dal fondale. Si tratta di un risciacquo naturale prima di un tuffo più al largo, in acqua fresca, che completa il rito.

Il giro dell’isola via mare

Per scoprire il resto dell’isola l’avere a disposizione un natante è un vantaggio non indifferente. Approfittatene dunque per seguire il periplo costiero e accedere a luoghi raggiungibili solo via mare. Per esempio, alla Grotta del Cavallo, che nasconde al suo interno laghetti e giochi di luce, così come a tutto un susseguirsi di calette, grotte sottomarine e punte rocciose – specie lungo il tratto verso Gelso – che da terra restano del tutto invisibili. Tra i luoghi imperdibili, le cosiddette Piscine di Venere, calette dall’acqua turchese incastonate tra le rocce laviche, perfette per una sosta al bagno lontano dalla confusione degli approdi principali.

Il tramonto da Porto di Ponente

Se infine avete scelto di trascorrere la notte a Vulcano o comunque di fermarvi fino a sera, non mancate l’ultimo rito pressoché obbligato: il tramonto dal Porto di Ponente. Mentre lo sguardo corre dritto verso Filicudi, il sole che scompare dietro l’isola regala uno degli scenari più fotografati delle Eolie. Per godervelo al meglio, vi basterà restare a bordo, magari con un bicchiere in mano, certi che la prospettiva del mare resta sempre la migliore.

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